Si tratta di un antico culto arboreo di origine pagana, un inno alla fertilità, una cerimonia propiziatrice di fecondità e benessere durante la quale si sposano due alberi.
Il rituale prevede che un imponente tronco di Faggio o di Cerro (lo sposo) di quasi trenta metri e la Cima (la sposa) sommità di un Agrifoglio o di un Abete, vengano simbolicamente uniti in matrimonio dopo essere stati portati in processione dal bosco alla piazza principale del paese.
Per il rapimento della sposa l’appuntamento è nel bosco, di primo mattino, dove inizia la ricerca di un grazioso esemplare vegetale, agrifoglio o abete a seconda del luogo, a mò di sposa, regina o fidanzata.
La futura sposa, dopo essere stata “rapita” dalla sua verde dimora durante la notte (Viagganello), o divelta a colpi di scure di primo mattino (Castelsaraceno), viene adornata di bianchi fiori e nastrini colorati (Terranova da Pollino) dalle donne del paese.
La sposa viene trasportata con estrema cura lungo il ripido sentiero che conduce al paese. Il corteo nuziale procede con allegria tra canti, balli e musica tradizionale, come in ogni matrimonio che si rispetti.
Alle prime luci dell’alba invece avviene il taglio. Il Maggio, pesante tronco di cerro lungo 30 metri, o un esemplare di faggio, saranno ricongiunti alle loro spose. L’albero è tagliato da una parte e dall’altra, fino a che non cade schiantandosi al suolo, dove viene squartato. Intorno alla pianta vegliano alcuni bovari con i loro animali sacri, simbolo di fertilità. Gli uomini si radunano e compongono pariglie di buoi di razza, infiocchettandole di ginestre benedette dal sacerdote e adornate di immagini del patrono. L’albero dello sposo si trasporta a mano con l’aiuto di bastoni da appoggio e da leva.
Dopo 3 giorni di trasporto è grande festa per tutti: il maschio può finalmente unirsi alla sposa nel bosco o nella piazza del paese. Fissati perpendicolarmente nel terreno, a simboleggiare l’unione tra la terra e il cielo, immagine dell’unione tra maschile e femminile, finalmente si compie il rito vero e proprio e dopo una solenne cerimonia al cospetto del Santo Patrono l’albero viene eretto a forza di braccia davanti allo stupore generale.